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Protezione del legno

Protezione del legno Il legno posto in opera in condizioni favorevoli può durare molto a lungo. Nella maggior parte dei casi però, il legno è soggetto all'attacco di uno o più organismi, come funghi, insetti, molluschi e crostacei. Le varie specie legnose non sono tutte ugualmente attaccate, essendo alcune di esse poco o non durabili ed altre durabili o molto durabili.

La durabilità naturale della maggior parte dei legnami in commercio è conosciuta. Per ottenere migliori risultati, in tal senso, la prima precauzione da prendere è quella di selezionare la specie legnosa più durabile per quel determinato tipo di impiego, a condizione che abbia anche le altre proprietà richieste per lo stesso. E' talvolta difficile trovare il legname che abbia una sufficiente durabilità naturale tale da assicurare una lunga durata in opera in un ambiente particolarmente aggressivo. In tal caso la soluzione più efficace e più economica è quella di sottoporre il legname d'opera ad un trattamento preservante. Nella scelta del trattamento vi sono due aspetti, ugualmente importanti da considerare:

  1. le caratteristiche e la potenziale efficacia del preservante;
  2. il procedimento di applicazione.

Tipi di preservante

I preservanti del legno sono generalmente divisi in tre gruppi:

  1. preservanti oleosi: essenzialmente si tratta di miscele di oli ottenuti dalla distillazione del catrame da carbon fossile ad una temperatura compresa tra 200 °C e 400 °C, denominati nel loro insieme come creosoto o olio di catrame; iI creosoto è uno dei preservanti più efficaci e permanenti nel legno. Data la sua natura oleosa idrorepellente, conferisce al legno una maggiore stabilità e ne riduce notevolmente spaccature, fessurazioni e distorsioni.
    II trattamento del legname con creosoto è particolarmente indicato per impieghi caratterizzati da alto rischio di attacco biologico, nei quali il legno è a contatto col terreno ed esposto alle intemperie, come le traverse ferroviarie e la paleria di sostegno, od il legname immerso nell'acqua di mare, come la paleria di attracco, ormeggio e segnalazione, legname per terrapieni e barriere frangionde;
  2. sostanze preservanti disciolte in solventi organici: sono costituite da sostanze fungicide e/o insetticide disciolte in solventi organici quali il gasolio, il kerosene, il solvente nafta, ecc. Le sostanze attive più comunemente impiegate sono il naftenato di rame, il naftenato di zinco, il pentaclorofenolo e l'ossido di stagno tributilico;
  3. sali preservanti disciolti in soluzioni acquose: sono generalmente costituiti da una miscela di sali inorganici disciolti nell'acqua. II preservante di questo tipo, più diffuso in Europa, è una miscela di solfato di rame, dicromato di sodio e pentossido di arsenico (CCA). In altri preservanti il pentossido di arsenico è sostituito da sali di boro o fluoro (CCB o CCF), anche se essi sono più dilavabili.
    I CCA, introdotti nel legno in soluzione acquosa, reagiscono al contatto col tessuto legnoso fissandosi alle pareti delle cellule, dando origine a composti insolubili, cioè resistenti al dilavamento. Pertanto, il legname trattato con CCA può essere impiegato indifferentemente all'interno od all'esterno esposto alle intemperie. II legname trattato con tali sali è inodoro, non sporca e dopo l'asciugamento può essere verniciato ed incollato. Questi sali preservanti in soluzione acquosa vengono utilizzati per impregnazione a pressione in autoclave.

Metodi per l'applicazione dei preservanti

Vi sono metodi diversi per applicare i preservanti. Alcuni sono più efficaci di altri ed è quindi importante scegliere il metodo più adatto alle esigenze di impiego. I metodi più comunemente usati sono descritti di seguito.

Impregnazione a pressione in autoclave

Introdotto il legname in un autoclave chiuso ermeticamente, si introduce il liquido preservante, elevando poi la pressione da 7 bar fino a 14 bar, mantenendo poi la pressione raggiunta per un periodo da 1 h a 6 h, secondo la specie legnosa, la quantità di liquido da assorbire è in relazione al grado di protezione richiesta. Se, prima dell'introduzione del preservante, si applica una depressione nell'autoclave, in questo caso il procedimento è chiamato a cellula piena o procedimento Bethell. Se invece, prima di introdurre il preservante, si applica una compressione di aria nell'autoclave, allora il procedimento è chiamato a cellula vuota o procedimento Rueping.
II trattamento a pressione in autoclave consente di spingere il preservante alla massima profondità consentita e raggiungere un elevato assorbimento.

Trattamento a bassa pressione

Con questo trattamento, introdotto il legname nell'autoclave chiuso ermeticamente, si introduce il preservante esercitando poi una pressione da 0,7 a 1,3 bar mediante un cuscino di aria compressa nella parte superiore dell'autoclave stesso. Si tratta di un procedimento economico, in quanto viene effettuato a temperatura ambiente e non richiede apparecchiature complesse. Può durare da 1 h a 4 h, che è un tempo sufficiente per impregnare l'alburno delle specie legnose facilmente impregnabili.

Trattamento a doppio vuoto

Consiste nel sottoporre il legname in autoclave ad una prima fase di vuoto. Senza rilasciare il vuoto, si riempie l'autoclave di preservante. Completato il riempimento si rilascia il vuoto, riportando l'autoclave alla pressione atmosferica la quale, agendo sul preservante, lo spinge all'interno del legno. II trattamento a doppio vuoto, come i precedenti, presenta il vantaggio di regolare e controllare la quantità di preservante assorbito dal legname durante il trattamento. Questo procedimento è particolarmente indicato per il trattamento con solventi organici di serramenti ed altri elementi in legno per l'edilizia.

Trattamento in vasca calda e fresca

Con questo procedimento il legname viene completamente immerso nel preservante contenuto in una vasca aperta. Mantenendo il legname immerso mediante appositi pesi o catene, si riscalda il preservante a circa 80 °C e si mantiene tale temperatura per alcune ore, trascorse le quali il riscaldamento deve cessare, lasciando raffreddare il tutto a temperatura ambiente. Vi sono molte varianti al procedimento sopra descritto.

Trattamenti per immersione, a pennello o a spruzzo

II legname che non abbia esigenze severe di trattamento può essere trattato per semplice immersione, a pennello od a spruzzo. II trattamento per immersione è potenzialmente migliore della pennellatura o spruzzatura, in quanto assicura che tutta la superficie del pezzo di legno venga raggiunta dal preservante e che quest'ultimo possa essere assorbito, entro certi limiti, secondo il tempo prestabilito, che può durare da pochi minuti ad alcune ore ed anche alcuni giorni.
II trattamento a spruzzo viene generalmente praticato in apposito tunnel entro il quale gli elementi di legno scorrono appesi ad un trasportatore e vengono investiti da numerosi getti di preservante proveniente da ugelli orientabili o disposti in modo da interessare tutte le superfici dei pezzi. Il trattamento mediante pennellatura o spruzzatura a mano è comunque praticato, ma certamente ha una efficacia minore dei trattamenti descritti in precedenza.

Come scegliere il preservante adatto

L'efficacia del trattamento preservante dipende dai seguenti fattori principali:

  1. l'efficacia del preservante;
  2. il metodo di applicazione;
  3. le proprietà del legnarne da trattare e, soprattutto, la sua impregnabilità, la sua durabilità naturale e il suo contenuto di umidità;
  4. le condizioni di impiego alle quali sarà sottoposto il legname posto in opera.

Ognuno di questi fattori è determinante per l'efficacia del trattamento e pertanto non è sufficiente scegliere un buon preservante, ma è anche essenziale scegliere il procedimento di applicazione più adatto e le modalità del trattamento; il tutto in relazione alle condizioni di impiego ed alla durata in opera prevista per il legno. Se le condizioni di impiego presentano un alto rischio di attacco biologico ed è richiesta una lunga durata del legname posto in opera, il procedimento da adottare deve assicurare la massima penetrazione ed il massimo assorbimento di preservante, il che in pratica si ottiene solo mediante i trattamenti a pressione in autoclave.

Fatta questa prima scelta, il preservante da adottare si riduce ad uno o due tipi soltanto.

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